#LIBERARELACULTURA – hashtag di un’invasione compiuta

Guardicchio il sito per capire di cosa ho fatto parte, scorro il calendario degli eventi e mi si apre una cartina in cui sono segnati moltissimi posti in Italia e non solo.

Le #invasionidigitali hanno sembianze umane: mani, piedi, i nostri emisferi cerebrali destri.

Una rivelazione che si fa scoperta ad ogni passo, ad ogni vicolo, ad ogni anziana signora affacciata al suo balcone che ci invita, in dialetto lucano, a “favorire”, ovvero ad entrare  per gustare con lei il pranzo della domenica.

8 maggio ’16, rigorosamente smartphone/tablet/reflex muniti ci ritroviamo all’ingresso di #pietrapertosa presso la Caffetteria sovrastata da un affresco rurale su roccia che, risalente al 1739, è il primo indizio che molto c’è da scoprire delle piccole Dolomiti lucane.

Come un piccolo esercito pacifico, scendiamo i primi gradoni per imbatterci nel rione dalla matrice esotica, l’Arabata, “A ‘Ravt” in pietrapertosano, testimonianza della storica invasione saracena che del borgo ha influenzato lingua, cucina, tradizione e architettura, con abitazioni a pianta quadrata, doppio ingresso e numero civico trascritto anche in arabo.

Che le condivisioni social abbiano inizio! Non vogliamo perdere scorci, lenzuola stese al sole, tetti spioventi che guardano giù rincorrendo il dirupo a ricordarci che siamo a 1088 m di altitudine e non vogliamo far perdere queste suggestioni agli utenti in rete, vogliamo, invece, #liberarelacultura dai limiti di spazio e tempo, creando partecipazione e voglia di mettersi in viaggio verso queste terre che, sconosciute e taglienti nella loro ruvida bellezza, ammaliano chi ha voglia di esplorare ciò che è rimasto chiuso in sé per troppo tempo.

Col suo torrione d’avvistamento, il Castello normanno-saraceno provoca venerazione nell’intera valle del Basento che sembra prostrarsi timorosa ai suoi piedi, sito panoramico che ci sorprende impotenti di fronte a tanta naturale maestosità, mentre moltiplichiamo scatti per catturare immagini di #unpaeseperfetto e del suo dirimpettaio, dipinto su roccia da mano celeste: #castelmezzano. Il film di Gaudioso non rende loro giustizia… D’altronde un proverbio pietrapertosano recita così “Viecch’ e fir’stier’ potn’ dic’ chill’ ca vol’n – Vecchi e forestieri possono dire quello che vogliono” e noi invasori siamo pronti a dire la nostra: sono due paesi perfetti.

Pochi gradini per entrare nella chiesa quattrocentesca di San Giacomo Maggiore, ricettacolo di testimonianze dell’arte lucana, databili dal XV al XVIII secolo, ci addentriamo così nel cuore del borgo per lasciarci sorprendere dai palazzi signorili che, come sparsi Polifemo, vegliano sui vicoli attraverso le ringhiere preziose dei loro balconi e spalancano i loro Antichi Portali decorati come bocche pronte ad accogliere i visitatori.

E’ il momento di lasciarsi il paese alle spalle varcando la soglia di una sorta di terra di mezzo, il percorso incantato delle 7 pietre che narrano un intreccio lungo 2 km, storia di un sortilegio d’amore che lega un contadino alle “masciare”( Vito ballava con le streghe -M. Sammartino, Sellerio Ed. Palermo).

Postiamo emozioni social per condividere l’incessante meraviglia che i nostri occhi ingurgitano, mentre risaliamo l’ultimo tratto del millenario tratturo per approdare a Castelmezzano, il cui centro storico affascina per le costruzioni inserite nella roccia arenaria e per le numerose scale ripide che penetrano la struttura urbana tipica medievale, la quale tradisce signorie e nobiltà attraverso il Palazzo Ducale e Palazzo Coiro, quest’ultimo guarda le spalle alla chiesa madre di Santa Maria dell’Olmo con l’omonima e celebre scultura lignea del XIII secolo.

Chi, tra noi, aveva volato per arrivare fin qui, ora vive il ritorno con la stessa adrenalina: qualche minuto per scivolare tra le due vette, quasi a delineare un profilo ideale tra cielo e terra. Il #volodellangelo è un frammento di rivincita dell’atavico sogno pindarico che, irrealizzabile nella sua ambizione, qui prende corpo e si fa realtà.

La Basilicata esiste, è sempre esistita, non tutti, però, se n’erano accorti. Fino ad ora.

Lunga vita alle #invasionidigitali!

per maggiori informazioni: www.invasionidigitali.it

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Noemi Mecca

Studentessa di medicina, Noemi Mecca dimostra da subito una forte propensione all'huntering, ovvero la ricerca delle nuove tendenze; è l'ideatrice della rubrica #stARTlight dove propone regolarmente le eccellenze emergenti nei settori delle arti applicate.

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